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venerdì 10 febbraio 2012 // 280 |
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Teatro della Fortuna |
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Funge da facciata all'edificio il trecentesco Palazzo del Podestà con la moderna Torre Civica, ricostruita dopo i gravi danni bellici subiti dal fabbricato nell'estate del 1944.
Sia gli atri che il soprastante ridotto del teatro si innestano pertanto nel corpo dell'antico palazzo, mentre la sala degli spettacoli con il relativo palcoscenico si estende sull'area retrostante. Il primo spazio teatrale fanese, posto al piano superiore del medesimo palazzo, fu la Sala della Commedia, resa stabile nel 1556. Nello stesso luogo fu poi eretto fra il 1665 e il 1677 il primo Teatro della Fortuna, opera del celebre scenografo e scenotecnico fanese Giacomo Torelli.
Dotato di cinque ordini di palchi e di un vasto palcoscenico perfettamente attrezzato, il teatro torelliano ebbe le scene e le decorazioni rinnovate nel 1718-19 da Ferdinando Bibiena (coadiuvato dal figlio Antonio) e si mantenne in attività fino al carnevale del 1839.
Dopo un primo progetto non realizzato, opera del fanese Angelo Innocenzi e del riminese Filippo Morolli, l'attuale secondo Teatro della Fortuna è stato invece eretto fra il 1845 e il 1863 dall'architetto modenese Luigi Poletti, autore anche dei teatri di Terni e di Rimini.
Imponente e severo, lungo il perimetro a ferro di cavallo della platea, è l'alto basamento anfiteatrale che regge la sporgenza del primo ordine (21 palchi). Qui, retrostanti di un metro, dominano severi i pilastri in muratura che reggono la sporgenza del secondo ordine e che sostengono il peristilio corinzio su cui posano il fregio e la cornice della trabeazione, coronata da attico decorato da statue, che funge da parapetto al loggione.
A metà circa dell'altezza, fra i fusti delle colonne elegantemente scanalate, alleggerisce il tutto l'impalcatura con classico parapetto a grata che delinea il terzo ordine ed è di grande effetto per il motivo del traforo che si ripresenta, variamente risolto, anche nel parapetto del loggione a balconata aperta e che bene si presta ad evitare il ripetersi monotono dei parapetti a fascia che caratterizzano invece i due ordini inferiori.
A Giuliano Corsini si doveva la realizzazione dell'artistico motivo a corone concentriche della volta, fedelmente rifatta dopo le distruzioni belliche del 1944, nei cui tondi e riquadri (ora rimasti vuoti) campeggiavano vivaci tempere del romano Francesco Grandi.
Del Grandi si è salvato il bellissimo sipario in cui è raffigurato un immaginario ‘Ingresso di Cesare Ottaviano Augusto nell'antica Fanum Fortunae'. L'Imperatore è riprodotto, ritto sul carro tirato da quattro candidi destrieri, mentre riceve l'omaggio dei magistrati e dei cittadini.
Fra i primi, degna di nota, è l'immagine dell'architetto Marco Vitruvio Pollione, raffigurato con le fattezze del Poletti, che tiene in mano il disegno della Basilica da lui eretta in Fano e che campeggia sullo sfondo dell'antica città, idealmente ricomposta con le sue mura e torrioni, con il faro e con l'imponente porta a tre fornici (il cosiddetto ‘Arco d'Augusto') posta a far da fondale alla via Flaminia. Un'opera decisamente pregevole, piena di colore e magistralmente disegnata, integrata un tempo nella parte superiore da un ricco ‘arlecchino' oggi perduto.
Capienti e ben articolati gli atri ricavati all'interno degli antichi loggiati mediano e posteriore del ricordato Palazzo del Podestà: il primo vivacemente decorato alla pompeiana ad opera dei fratelli romani Mariano e Gioacchino Grassi su cartoni del Poletti, il secondo facente corpo unico con i due scaloni che conducono ai palchi e al ridotto e che si affacciano sui due lati minori con le relative balconate sostenute da colonne giganti.
Adeguatamente restaurati, tali atri conservano ancora oggi l'aspetto originario, mentre completamente mutato è il capace ridotto del piano superiore (noto anche come Sala Verdi), rinnovato in linee del tutto moderne come sala per concerti e convegni su disegno dell'architetto Giambattista Fabbri, lo stesso che ha progettato il nuovo corpo di fabbrica in alluminio e vetro (destinato ai camerini e ai servizi di scena) che sovrasta il portico ottocentesco della ex pescheria sul lato settentrionale del teatro.
Dopo cinquant'anni e più di forzata chiusura il teatro è stato riaperto al pubblico il 19 aprile 1998.
dal libro "Teatri delle Terre di Pesaro e Urbino" ed. Electa - schede storico artistiche a cura di Franco Battistelli
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